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domenica, maggio 27
Il patuto , ossia il tifoso del Napoli
Il mondo, lo sappia o no, gira intorno a Napoli. E Napoli - che lo sa benissimo - gira intorno al Napoli. I napoletani il Napoli non ce l'hanno soltanto nel cuore, come i tifosi delle altre squadre: ce l'hanno in ogni singola cellula. Nel DNA; un acrostico che sta per "D(el)NA(poli).
E' per questo: per motivi genetici, che l'amore per il Napoli è la più alta e completa forma d'amore che il napoletano possa concepire fin dal momento in cui viene concepito.
Quest'amore, come tutti gli amori, ha le sue gradazioni. Il primo livello, partendo dal basso, è quello di tifosodelnapoli; segue, un po' più su, patutodelnapoli, e infine, ancora a salire: o forse a precipitare, malatodelnapoli. Questi tre stati dell'essere; queste condizioni umane, vorremmo dire, vanno scritte così, tuttaunaparola, a testimonianza di un legame che più stretto non si può. Da tifoso a malato, passando per patuto, possiamo assistere al passaggio a volte drammatico, sempre doloroso, e comunque vitalissimo e spesso inevitabile, dalla fisiologia alla patologia.
Patuto deriva dal greco "pathos", da cui il latino "patior": una parola che vuol dire sofferenza, ma anche tensione in tutti (e cinque) i sensi, compresa la tensione amorosa.
Si discute ancora se il patutodelnapoli sia tale "ab initio", o se invece sia un semplice tifosodelnapoli che abbia a un certo punto incautamente valicato il confine.
La personalità del patutodelnapoli è stata studiata in modo approfondito da un'equipe di psicologi e di psichiatri capeggiata da CC.
Oltre alle previste modifiche dei parametri fisiologici (pressione arteriosa, glicemia, sistema immunitario) e psicologici (tono dell'umore, produzione di endorfine, livello di autostima) indotti dalle vittorie e dalle sconfitte, l'indagine psicologica effettuata sul patutodelnapoli ha mostrato un aspetto singolare, piuttosto interessante: lo sconfinamento dell'interesse in aree contigue a quelle del calcio.
Per seguire la squadra in trasferta, anche solo col pensiero, ad esempio, il patutodelnapoli sente il bisogno di documentarsi sulla geografia dell'Italia. Le recenti vicende del Napoli hanno reso questo fenomeno di "diffusione dell'interesse" ancor più evidente: il patutodelnapoli è stato spinto a scoprire le meraviglie paesaggistico-architettoniche di centri di cui mai si sarebbe interessato prima, come Gela, Giulianova, o Frosinone. E dei quali non gli interessa niente nemmeno adesso, sia ben chiaro: ma che diventano indirettamente interessantissimi, per quel fenomeno che si chiama "amore diffuso": se amiamo qualcuno, o qualcosa, l'amore che gli portiamo si trasmette a tutto ciò che ha a che fare con esso. Che sia un oggetto, un abito, un luogo, un libro.
Se il tifosodelnapoli è un innamorato, che si beve avidamente tutto ciò che lo mantiene vicino al suo oggetto d'amore, il patutodelnapoli è qualcosa di più; il suo "amore diffuso" si spinge ancora più lontano, in territori ancora più distanti, meno contigui, e spesso solo vagamente attinenti al proprio oggetto d'amore.
Come effetto collaterale di questo meccanismo psicologico, il patutodelnapoli può finire cioè per trovarsi ad acquisire delle informazioni in settori spesso a lui lontanissimi, quali l'economia e la tecnologia. Nelle caldissime notti di luglio del 1983, quando aspettava davanti alle edicole che uscisse "il Mattino" con le ultime notizie sull'acquisto di Maradona (Internet non c'era ancora!), il patutodelnapoli, anche quando aveva una scolarità molto ridotta, leggeva fino all'ultimo rigo le astruserie che i giornali riportavano in tema di fideiussioni e di interessi composti. Senza per questo arrivare a capirci più di un minimo, ovviamente: ma a lui bastava ( e basta) poter stare vicino al Napoli, sempre e comunque.
Allo stesso modo, quando Sky era ancora lontana, il patutodelnapoli ha dovuto improvvisarsi tecnico, per potersi collegare attraverso schede pezzottate alle emittenti che allora trasmettevano le partite del Napoli a pagamento: riuscendo a mettere in pratica istruzioni tecniche complesse e astruse. Anche se era (e rimane) incapace di collegare i fili di una presa elettrica.
E a proposito di internet: oggi il patutodelnapoli non può fare a meno di navigare. Se non lo fa, è tagliato fuori da tutto: dalle notizie in tempo reale che il web offre, e dalle informazioni presenti nelle migliaia di pagine dedicate al Napoli. Potersi (e sapersi) collegare a internet è per lui semplicemente il mezzo per entrare in un universo azzurro altrimenti inaccessibile. Parlare di universo non sembri eccessivo: aprite il vostro pc, andate su google e digitate "il Napoli". Le "occorrenze" in altre parole, i siti che trattano del Napoli, come si dice in gergo, sono 1.400.000.
Siti grandi, medi, piccoli, infinitesimali: il web contiene tutto, come la vita. E come la vita è spesso banale, inattendibile e sorprendente. E' per questo che, oltre ad andare sui siti classici, quelli paludati, il patuto, così come il tifoso, cerca di visitarne quanti più può.
Con una distinzione: rispetto al tifosodelnapoli, il patutodelnapoli si spinge ai confini del web, là dove si trovano editoriali complicati, astruserie linguistiche, capriole verbo-semantiche. Il patuto consulta insomma avidamente anche i siti più strani; quelli di nicchia, destinati ad un pubblico erudito e amante dei calembours e dei giochi di parole. Il patutodenapoli, nella cui casa spesso non c'è nemmeno un libro: che non ha mai letto una poesia se non a scuola: che non ha mai sentito parlare di parole sdrucciole, di anagrammi o di lipogrammi, è un visitatore assiduo del sito www.ilnapoli.it, che ospita l'unico giornale in cui le parole contano più dei fatti :"il Napoli".
Su questo settimanale online le parole non soltanto contano: cantano, perché sono in rima. Per quelli de "ilnapoli" il calcio è poesia, e il Napoli è la poesia del calcio. Anzi due: dopo ogni partita degli azzurri, ilnapoli ospita infatti ben due componimenti di/versi sulle loro gesta: una poesia in italiano, e una in napoletano.
Le pagine de ilnapoli.it. non ospitano soltanto poesie: accanto ad esse ci sono storie anagrammatiche, acrostici, mesostici, editoriali incentrati su sofisticate questioni linguistiche: insomma, temi che dovrebbero scoraggiare chi non ha uno specifico interesse per questa materia. E soprattutto, chi vede nel Napoli l'unico oggetto che meriti una documentazione estensiva ed esclusiva.
Ma è proprio qui che scatta ancora una volta il fenomeno dell'interesse diffuso: dal Napoli l'amore tracima, e si diffonde, inglobando tutto ciò che ha a che fare con lui. E' così che la passione per il Napoli comporta l'appassionarsi alla storia anagrammatica di Pierpaolo Marino e di Aurelio De Laurentiis: e agli editoriali sulla storia dell'Azzurro.
Il Napoli si rivela così non un prodotto di nicchia, come sarebbe lecito aspettarsi, almeno da parte di chi non ha compreso il meccanismo del tifo calcistico a Napoli: la sua nicchia è grande quanto l'amore per il Napoli, quindi è praticamente senza limiti.
Nella loro qualità di onnivori, con lo stesso meccanismo, i patuti seguono, e citano, le più bieche trasmissioni radiofoniche e televisive che dissezionano le partite del Napoli, con opinionisti improbabili. Il movente è sempre lo stesso: il Primo Motore, l'Amore viscerale per il Napoli. Tira più uno spicchio di azzurro che una pariglia di buoi.
Dedicato a Michele dell'area di servizio ENI, il più grande e convinto tifoso del Napoli che abbia mai conosciuto
venerdì, maggio 25
Il documento top secret dello scandalo del vaticano
«Beatissimo Padre, un mio trasferimento in questo momento provocherebbe
smarrimento e scoramento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante
situazioni di corruzione e prevaricazione da tempo radicate nella gestione delle
diverse Direzioni (del governatorato, l’amministrazione vaticana, nda)». È il 27
marzo del 2011. A rivolgersi in termini così drammatici direttamente a Benedetto
XVI, denunciando privilegi, corrutele e zone opache Oltretevere, è un sacerdote
di primo piano. Carlo Maria Viganò, un monsignore che viene incaricato
nell’estate del 2009 su fiducia del Santo Padre a controllare tutti gli appalti
e le forniture del Vaticano. La sua opera di tagli e pulizia dà fastidio. Tanto
che finisce vittima di una congiura per bloccare l’opera di pulizia che aveva
avviato. Da novembre Viganò è stato rimosso. È diventando nunzio apostolico a
Washington negli Stati Uniti, andando a ricoprire la più prestigiosa
rappresentanza diplomatica della Santa Sede nel mondo.È una vicenda inquietante
quella denunciata da Viganò al Papa, che riporta indietro le lancette in
Vaticano agli anni dei silenzi, delle omissioni, delle denunce silenziate, della
rimozione di chi cercava di colpire privilegi, di chi voleva allontanare i
mercanti dal Tempio finendo invece lui allontanato, vittima delle sue denunce.
Stavolta però Viganò non tace, reagisce a certe logiche della Curia Romana e
scrive al Papa e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Di più,
chiede ai sensi del diritto canonico che sia aperta una commissione di inchiesta
su questa vicenda. Si lavora così nelle segrete stanze dei Sacri Palazzi. Chi
viene sentito non deve farne parola con nessuno. Tanto che diverse delle persone
contattate, come Ettore Gotti Tedeschi, il presidente dello Ior, la banca del
Papa, fa esplicito riferimento all’imposizione del segreto pontificio che
vincola le persone che vengono ascoltate. Un segreto che violato prevede sino
alla scomunica, un segreto – giusto per avere un paragone – che venne posto
sullo scandalo dei preti pedofili.
«Quando accettai l’incarico al Governatorato il 16 luglio 2009 – scrive Viganò il 4 aprile 2011 al Papa – ero ben conscio dei rischi a cui andavo incontro, ma non avrei mai pensato di trovarmi di fronte ad una situazione così disastrosa. Ne feci parola in più occasioni al Cardinale Segretario di Stato, facendogli presente che non ce l’avrei fatta con le sole mie forze: avevo bisogno del suo costante appoggio». Appoggio che Viganò fa capire non esserci stato. Le finanze sono in uno stato disastroso: «La situazione finanziaria del Governatorato -prosegue -, già gravemente debilitata per la crisi mondiale, aveva subito perdite di oltre il 50/60%, anche per imperizia di chi l’aveva amministrata. Per porvi rimedio, il cardinale presidente aveva affidato di fatto la gestione dei due fondi dello Stato ad un Comitato finanza e gestione, composto da alcuni grandi banchieri, i quali sono risultati fare più il loro interesse che i nostri. Ad esempio, nel dicembre 2009, in una sola operazione ci fecero perdere 2 milioni e mezzo di dollari. Segnalai la cosa al Segretario di Stato e alla Prefettura degli Affari Economici, la quale, del resto, considera illegale l’esistenza di detto Comitato. Con la mia costante partecipazione alle sue riunioni ho cercato di arginare l’operato di detti banchieri, dai quali necessariamente ho dovuto spesso dissentire». In effetti questo gruppo di banchieri opera senza riconoscimento legale e amministra quasi 300 milioni di investimenti ogni anno. Un portafoglio che si è ridotto – per le perdite – negli ultimi anni.
Chi sono questi banchieri? Volti noti della finanza cattolica. A presiedere il comitato c’è Pellegrino Capaldo, banchiere schivo, già presidente della banca di Roma. Era nella commissione segreta vaticana che concordò il «contributo volontario» per sollevare lo Ior da qualsiasi responsabilità nel crac dell’Ambrosiano con Paul Casimir Marcinkus che portò a Ginevra il 25 maggio 1984 insieme a monsignor Donato de Bonis (quello che dieci anni dopo riciclerà la tangente Enimont ricevuta da Luigi Bisignani sempre allo Ior) l’assegno del silenzio da 242 milioni di dollari. Troviamo poi Gotti Tedeschi, nel comitato fino a quando non è andato al vertice della banca del Papa, Massimo Ponzellini, già numero uno della Popolare di Milano, indagato per associazione a delinquere dalla procura di Milano nell’inchiesta sui finanziamenti Bpm al gruppo dei videogiochi Atlantis, e Carlo Fratta Pasini, scupoloso presidente della popolare di Verona.
Viganò taglia i costi e dà sempre più fastidio: «La Direzione dei Servizi Tecnici era quella più compromessa – prosegue -, da evidenti situazioni di corruzione: i lavori affidati sempre alle stesse ditte, a costi almeno doppi di quelli praticati fuori del Vaticano». La lista dei tagli è infinita, sempre documentata al Papa: «I costi dei lavori sono stati quasi dimezzati». Insomma Viganò taglia del 50% medio ogni lavoro nel piccolo Stato. Un caso su tutti? «Il presepe di piazza S. Pietro del 2009 era costato 550.000 euro, quello del 2010 300 mila euro». E anche il bilancio ne guadagna passando dal passivo -7,8 milioni a un attivo di oltre 34 in dodici mesi. Ma l’opera viene «spesso apertamente contrastata, a volte chiaramente boicottata». Tanto che passano pochi mesi e parte «una campagna stampa contro di me e azioni per screditarmi presso i superiori, per impedire la mia successione al cardinale presidente Lajolo, tanto che ormai è stata data per scontata la mia fine». Nel mirino di Viganò degli articoli ritenuti diffamatori usciti su Il Giornale che sarebbero stati confezionati ad hoc per delegittimarlo. Articoli non riconosciuti dal vaticanista del quotidiano dell’epoca, Andrea Tornielli. Articoli non firmati ma Alessandro Sallusti, il direttore, respinge che si tratti di una manovra denigratoria: “Avevamo all’interno del Vaticano un insider che scriveva per noi». Quegli articoli sarebbero uno degli strumenti della congiura denunciata dal monsignore. Nel carteggio, Viganò indica anche i nomi e cognomi dei congiurati. Monsignori e laici che avrebbero tramato per interrompere la pulizia su appalti e forniture. Tra questi Viganò indica anche un nome ormai noto alle cronache, il giovanissimo Marco Simeon, amico del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, direttore dei rapporti istituzionali della Rai, consigliere in una fondazione in Vaticano. Simeon batte ogni record in una carriera folgorante: da Genova viene proiettato da giovanissimo all’ombra di Cesare Geronzi prima in Capitalia poi in Mediobanca, tanto da diventare uno dei pontieri da Santa Sede e istituzioni italiane. Non da ultimo persino al professor Mario Monti viene raccomandato per incarichi nell’attuale governo. Simeon smentisce, Viganò rimane vittima dell’antico detto «promoveatur ut amoveatur» ed è diplomatico a Washington ma la storia è solo all'inizio
«Quando accettai l’incarico al Governatorato il 16 luglio 2009 – scrive Viganò il 4 aprile 2011 al Papa – ero ben conscio dei rischi a cui andavo incontro, ma non avrei mai pensato di trovarmi di fronte ad una situazione così disastrosa. Ne feci parola in più occasioni al Cardinale Segretario di Stato, facendogli presente che non ce l’avrei fatta con le sole mie forze: avevo bisogno del suo costante appoggio». Appoggio che Viganò fa capire non esserci stato. Le finanze sono in uno stato disastroso: «La situazione finanziaria del Governatorato -prosegue -, già gravemente debilitata per la crisi mondiale, aveva subito perdite di oltre il 50/60%, anche per imperizia di chi l’aveva amministrata. Per porvi rimedio, il cardinale presidente aveva affidato di fatto la gestione dei due fondi dello Stato ad un Comitato finanza e gestione, composto da alcuni grandi banchieri, i quali sono risultati fare più il loro interesse che i nostri. Ad esempio, nel dicembre 2009, in una sola operazione ci fecero perdere 2 milioni e mezzo di dollari. Segnalai la cosa al Segretario di Stato e alla Prefettura degli Affari Economici, la quale, del resto, considera illegale l’esistenza di detto Comitato. Con la mia costante partecipazione alle sue riunioni ho cercato di arginare l’operato di detti banchieri, dai quali necessariamente ho dovuto spesso dissentire». In effetti questo gruppo di banchieri opera senza riconoscimento legale e amministra quasi 300 milioni di investimenti ogni anno. Un portafoglio che si è ridotto – per le perdite – negli ultimi anni.
Chi sono questi banchieri? Volti noti della finanza cattolica. A presiedere il comitato c’è Pellegrino Capaldo, banchiere schivo, già presidente della banca di Roma. Era nella commissione segreta vaticana che concordò il «contributo volontario» per sollevare lo Ior da qualsiasi responsabilità nel crac dell’Ambrosiano con Paul Casimir Marcinkus che portò a Ginevra il 25 maggio 1984 insieme a monsignor Donato de Bonis (quello che dieci anni dopo riciclerà la tangente Enimont ricevuta da Luigi Bisignani sempre allo Ior) l’assegno del silenzio da 242 milioni di dollari. Troviamo poi Gotti Tedeschi, nel comitato fino a quando non è andato al vertice della banca del Papa, Massimo Ponzellini, già numero uno della Popolare di Milano, indagato per associazione a delinquere dalla procura di Milano nell’inchiesta sui finanziamenti Bpm al gruppo dei videogiochi Atlantis, e Carlo Fratta Pasini, scupoloso presidente della popolare di Verona.
Viganò taglia i costi e dà sempre più fastidio: «La Direzione dei Servizi Tecnici era quella più compromessa – prosegue -, da evidenti situazioni di corruzione: i lavori affidati sempre alle stesse ditte, a costi almeno doppi di quelli praticati fuori del Vaticano». La lista dei tagli è infinita, sempre documentata al Papa: «I costi dei lavori sono stati quasi dimezzati». Insomma Viganò taglia del 50% medio ogni lavoro nel piccolo Stato. Un caso su tutti? «Il presepe di piazza S. Pietro del 2009 era costato 550.000 euro, quello del 2010 300 mila euro». E anche il bilancio ne guadagna passando dal passivo -7,8 milioni a un attivo di oltre 34 in dodici mesi. Ma l’opera viene «spesso apertamente contrastata, a volte chiaramente boicottata». Tanto che passano pochi mesi e parte «una campagna stampa contro di me e azioni per screditarmi presso i superiori, per impedire la mia successione al cardinale presidente Lajolo, tanto che ormai è stata data per scontata la mia fine». Nel mirino di Viganò degli articoli ritenuti diffamatori usciti su Il Giornale che sarebbero stati confezionati ad hoc per delegittimarlo. Articoli non riconosciuti dal vaticanista del quotidiano dell’epoca, Andrea Tornielli. Articoli non firmati ma Alessandro Sallusti, il direttore, respinge che si tratti di una manovra denigratoria: “Avevamo all’interno del Vaticano un insider che scriveva per noi». Quegli articoli sarebbero uno degli strumenti della congiura denunciata dal monsignore. Nel carteggio, Viganò indica anche i nomi e cognomi dei congiurati. Monsignori e laici che avrebbero tramato per interrompere la pulizia su appalti e forniture. Tra questi Viganò indica anche un nome ormai noto alle cronache, il giovanissimo Marco Simeon, amico del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, direttore dei rapporti istituzionali della Rai, consigliere in una fondazione in Vaticano. Simeon batte ogni record in una carriera folgorante: da Genova viene proiettato da giovanissimo all’ombra di Cesare Geronzi prima in Capitalia poi in Mediobanca, tanto da diventare uno dei pontieri da Santa Sede e istituzioni italiane. Non da ultimo persino al professor Mario Monti viene raccomandato per incarichi nell’attuale governo. Simeon smentisce, Viganò rimane vittima dell’antico detto «promoveatur ut amoveatur» ed è diplomatico a Washington ma la storia è solo all'inizio
martedì, maggio 22
Con gli italiani in piena crisi di liquidità è boom delle Agenzie di debiti, attenzione alle truffe
Italiani sempre più strozzati dai debiti, ma contro la morsa di
Equitalia aumenta il numero di chi corre ai ripari. Sono oltre 300 mila le
persone che si rivolgono alle agenzie di debiti, società che promettono di
liberare dalla stretta dei creditori in cambio di una piccola o grande
percentuale. Un fenomeno che la crisi sta trasformando in un giro d'affari
milionario: solo nell'ultimo trimestre sono più che raddoppiati i potenziali
clienti.
E la recessione è solo all'inizio. “Complice la crisi economica, riceviamo in media 20 mila richieste di aiuto al mese, provenienti da tutta Italia, per un totale annuo di circa 240 mila”, dice all'Adnkronos Massimiliano Mapelli, responsabile del ramo Civile di Agenzia Debiti. “Confrontando l'ultimo trimestre 2011 con il primo del 2012, l'aumento è del 67%”. Un boom confermato da Guido Rini, responsabile di Assistenza Debiti, start up nata a metà 2011 con sede operativa a Milano, Roma e Taranto. “Riceviamo -spiega- 200 richieste al giorno in media, tra contatti web e numero verde. Ciò corrisponde a 4.000 contatti mensili ovvero 40.000- 50.000 l'anno”. Numeri da sommare alle altre realtà più piccole per un business su cui le associazioni di consumatori lanciano l'allarme. Il rischio, sostengono, è di aggravare il deficit di chi già non riesce a far quadrare il bilancio.
Accordi stragiudiziali per debiti contratti con finanziarie e banche, consulenze per difendere i patrimoni dai creditori, cancellazione delle segnalazioni dal registro dei protesti e dalle banche dati dei cattivi pagatori sono alcuni dei servizi offerti. Il tutto dietro la promessa, in alcuni casi, di una riduzione del debito anche del 70%. Una boccata di ossigeno, ma non gratis. L'apertura della pratica, ossia l'acquisizione dei documenti e una prima valutazione, costa al cliente da 390 a 1.000 euro. In caso di accordo bisogna aggiungere una percentuale del 10% circa dell'importo transato con banche e finanziarie. Per la cancellazione dalle banche dati, invece, la spesa si aggira sui 1.000- 2.000 euro.
In cima alla lista dei clienti “la famiglia monoreddito, in cui magari uno dei due coniugi ha perso il lavoro, con più finanziamenti in corso e vulnerabili finanziariamente, magari con una rata mensile che supera il 30% dello stipendio netto”, sottolinea Mapelli. Le richieste più numerose arrivano da “Lazio, Lombardia, Campania e Sicilia” ma non mancano dal resto d'Italia. Più forte la richiesta 'personale’: 85% i clienti privati, 15% le imprese, tipicamente società di persone. Per Assistenza Debiti la ripartizione dei clienti, invece, “è pressochè omogenea” sul territorio, mentre la distinzione tra privati e imprese vede i primi al 60% e le aziende al 40%. Se la crisi non risparmia nessuno, non manca, in un settore nuovo e poco regolamentato, il rischio che qualcuno speculi sulle paure.
Un pericolo sempre maggiore: il numero dei potenziali debitori-clienti cresce ogni giorno. “Con un Pil negativo previsto per tutto il 2012, è altamente probabile una crescita della vulnerabilità finanziaria delle famiglie italiane e quindi un maggiore ricorso ai nostri servizi”, ammette Mapelli responsabile del ramo Civile di Agenzia Debiti. Un business “sull'angoscia e sulla disperazione” su cui il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, chiede al governo di vigilare: “si dovrebbero rafforzare le norme penali per reprimere, con pene severissime, gli sciacalli e gli approfittatori”, dice all'Adnkronos. Dopo aver presentato delle interrogazioni parlamentari sul tema, ancora senza risposta, e aver denunciato in Procura e all'Antitrust una di queste agenzie, punta il dito contro i “soggetti spregiudicati che fingono di aiutare i debitori, finendo per aggravare la situazione e invece di condurre a una riduzione del debito, lo fanno aumentare con richieste che rasentano l'estorsione”. Chi si rivolge alle agenzie di debiti “è disperato e per di più ignorante delle norme e delle possibilità di gestione della sua situazione, non ha alternative -spiega Giuseppe Mermati, consulente finanziario dell'Unione nazionale consumatori-. È disposto ad accettare qualunque soluzione”, con il rischio di “venire preso in giro pagando un compenso per ottenere, spesso, un risultato non significativo o, in alcuni casi, ottenibile in proprio”. Accuse che le agenzie di debiti respingono. In attesa di un organo di vigilanza ad hoc, meglio per tutti tenere gli occhi ben aperti.
E la recessione è solo all'inizio. “Complice la crisi economica, riceviamo in media 20 mila richieste di aiuto al mese, provenienti da tutta Italia, per un totale annuo di circa 240 mila”, dice all'Adnkronos Massimiliano Mapelli, responsabile del ramo Civile di Agenzia Debiti. “Confrontando l'ultimo trimestre 2011 con il primo del 2012, l'aumento è del 67%”. Un boom confermato da Guido Rini, responsabile di Assistenza Debiti, start up nata a metà 2011 con sede operativa a Milano, Roma e Taranto. “Riceviamo -spiega- 200 richieste al giorno in media, tra contatti web e numero verde. Ciò corrisponde a 4.000 contatti mensili ovvero 40.000- 50.000 l'anno”. Numeri da sommare alle altre realtà più piccole per un business su cui le associazioni di consumatori lanciano l'allarme. Il rischio, sostengono, è di aggravare il deficit di chi già non riesce a far quadrare il bilancio.
Accordi stragiudiziali per debiti contratti con finanziarie e banche, consulenze per difendere i patrimoni dai creditori, cancellazione delle segnalazioni dal registro dei protesti e dalle banche dati dei cattivi pagatori sono alcuni dei servizi offerti. Il tutto dietro la promessa, in alcuni casi, di una riduzione del debito anche del 70%. Una boccata di ossigeno, ma non gratis. L'apertura della pratica, ossia l'acquisizione dei documenti e una prima valutazione, costa al cliente da 390 a 1.000 euro. In caso di accordo bisogna aggiungere una percentuale del 10% circa dell'importo transato con banche e finanziarie. Per la cancellazione dalle banche dati, invece, la spesa si aggira sui 1.000- 2.000 euro.
In cima alla lista dei clienti “la famiglia monoreddito, in cui magari uno dei due coniugi ha perso il lavoro, con più finanziamenti in corso e vulnerabili finanziariamente, magari con una rata mensile che supera il 30% dello stipendio netto”, sottolinea Mapelli. Le richieste più numerose arrivano da “Lazio, Lombardia, Campania e Sicilia” ma non mancano dal resto d'Italia. Più forte la richiesta 'personale’: 85% i clienti privati, 15% le imprese, tipicamente società di persone. Per Assistenza Debiti la ripartizione dei clienti, invece, “è pressochè omogenea” sul territorio, mentre la distinzione tra privati e imprese vede i primi al 60% e le aziende al 40%. Se la crisi non risparmia nessuno, non manca, in un settore nuovo e poco regolamentato, il rischio che qualcuno speculi sulle paure.
Un pericolo sempre maggiore: il numero dei potenziali debitori-clienti cresce ogni giorno. “Con un Pil negativo previsto per tutto il 2012, è altamente probabile una crescita della vulnerabilità finanziaria delle famiglie italiane e quindi un maggiore ricorso ai nostri servizi”, ammette Mapelli responsabile del ramo Civile di Agenzia Debiti. Un business “sull'angoscia e sulla disperazione” su cui il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, chiede al governo di vigilare: “si dovrebbero rafforzare le norme penali per reprimere, con pene severissime, gli sciacalli e gli approfittatori”, dice all'Adnkronos. Dopo aver presentato delle interrogazioni parlamentari sul tema, ancora senza risposta, e aver denunciato in Procura e all'Antitrust una di queste agenzie, punta il dito contro i “soggetti spregiudicati che fingono di aiutare i debitori, finendo per aggravare la situazione e invece di condurre a una riduzione del debito, lo fanno aumentare con richieste che rasentano l'estorsione”. Chi si rivolge alle agenzie di debiti “è disperato e per di più ignorante delle norme e delle possibilità di gestione della sua situazione, non ha alternative -spiega Giuseppe Mermati, consulente finanziario dell'Unione nazionale consumatori-. È disposto ad accettare qualunque soluzione”, con il rischio di “venire preso in giro pagando un compenso per ottenere, spesso, un risultato non significativo o, in alcuni casi, ottenibile in proprio”. Accuse che le agenzie di debiti respingono. In attesa di un organo di vigilanza ad hoc, meglio per tutti tenere gli occhi ben aperti.
domenica, maggio 20
Esiste il Sacro Graal ? Cosa è ?
|
E’
una delle parole che più attraggono l'attenzione dei lettori di ogni età: in
secoli di storia il Graal sembra non aver perso nulla della sua antica potenza.
Anzi. Oggi come non mai è al centro di romanzi, saggi di ogni tipo, film e
fumetti. Ma cos'è veramente il Graal? Le sue tracce storiche, come le teorie, si
perdono nel tempo e nella fantasia. Il termine "graal" inizialmente, in francese
antico, deriva probabilmente dal latino medievale “gradalis” e significa calice,
vaso, scodella o anche catino. Secondo la tradizione, il Graal è la coppa che
Gesù Cristo ha usato nell'ultima cena, la stessa che ha poi raccolto il suo
sangue dopo la crocifissione.
|
La prima volta
Come però sia nato il vero mito del Graal, questo ancora non si sa. Per certo conosciamo solo l'occasione nella quale il termine è stato usato. Era il 1190, infatti, quando morì lo scrittore francese Chrétien de Troyes. Il suo romanzo incompiuto, il “Perceval, ou le conte du Graal”, citava per la prima volta il Graal. Il giovane Perceval, dopo essere diventato cavaliere alla corte di re Artù, raggiunge il castello del Re Pescatore, dove accanto alla tavola imbandita, vede sfilare dei ragazzi con degli oggetti misteriosi: una lancia insanguinata, due candelabri e il Graal, descritto come una coppa d'oro purissimo incastonata con meravigliose pietre preziose, al cui ingresso si diffonde un gran chiarore. Sarà in seguito un'ostia contenuta nel Graal a tenere in vita il Pescatore ferito, e ad essere il suo unico sostentamento.
Sarmizegetusa , una città antica di 200 kilometri quadrati
Sui Monti Orastiei in Romania un’autentica metropoli, che si estende per 200 chilometri quadrati, attende di essere portata alla luce dagli anni Novanta.
I templi daci dei Monti Orastiei sono tra le più importanti vestigia della nostra storia, anche se oggi costituiscono un’attrattiva più per i cercatori di tesori o per gli “yoghi” che non per classici turisti. Con il decorrere dei secoli, dei santuari edificati dagli antenati del popolo romeno è rimasta solo qualche rovina.
Così come la città proibita di Machu Picchu, l’insediamento noto con il nome di Sarmizegetusa è ancora avvolto nel mistero. L’ipotesi formulata più di recente circa questo luogo, del quale abbiamo imparato a scuola che fu la capitale dello Stato dacico, è che esso costituisce solo una piccola parte di un’enorme città, appunto di circa 200 chilometri quadrati.
Un insediamento grande quanto l’attuale Bucarest
La storia inizia nel 1993, quando la Romania lanciò una vasta campagna di valorizzazione delle fortezze daciche di Gradistea e di verifica delle informazioni fornite dagli storici, secondo i quali qui sarebbe esistita una metropoli paragonabile alle grandi città del mondo antico. Queste ricerche, avviate dai ministeri dei Lavori pubblici, della Cultura e della Ricerca, avevano come preciso scopo la delimitazione fisica del complesso fortificato con metodi diversi rispetto ai classici scavi archeologici.
I risultati, che non sono mai stati pubblicati ufficialmente, sono scioccanti: le fortificazioni non rappresentano solo città disparate, collocate sulle cime delle montagne, ma un insieme compatto, un vasto insediamento militare e civile, con differenti nuclei, esteso su di una superficie grande circa quanto l’attuale Bucarest.
Ogni terrazzamento aveva un muro di difesa
La maggior parte delle vestigia è ancora sotto terra. Le prime dichiarazioni delle persone coinvolte in questi studi sono state fatte dal generale di divisione Vasile Dragomir, in una serie di articoli apparsi sulla stampa di quegli anni. Secondo il generale, la scoperta era stata fatta dall’esercito, che cercava nelle zone montuose siti dove poter allestire campi militari. È così che furono scoperti gli edifici, ma anche le cinte sotterranee che hanno scioccato i ricercatori.
Secondo i dati dello studio, la residenza dei re daci era situata sul massiccio Sureanu, che discende verso est, mentre a nord e a ovest nel Podisul Transilvaniei, tra i fiumi Sebes e Strei. «Ogni picco di questa montagna è stato terrazzato dal basso verso l’alto. Ogni terrazzamento, che era abitato, era difeso da dei muri. Sulle vette sono state costruite una o più città fortificate. Si arrivò sino a qui in modo che ogni isolato di ciascun agglomerato urbano più grande fosse a sua volta difeso da un muro», scriveva Dragomir.
Solo il 5% è venuto alla luce
Il fatto che l’insediamento dacico che conosciamo non rappresenti se non una piccola parte dell’antica metropoli da oltre duemila anni è confermato anche dal responsabile del sito archeologico, il professor Ioan Piso. «Meno del 5% di ciò che costituisce Sarmizegetusa Regia è stato portato alla luce. C’è bisogno di un ampio progetto per svelare ciò che esiste qui», ha dichiarato. L’ipotesi più entusiasmante è però che la metropoli dei Monti Orastiei comprenda anche una rete di cinte sotterranee. Nella zona di Vartoape, su di una superficie di circa quattro chilometri quadrati, esistono settantacinque cavità coniche di differenti dimensioni, alcune con un diametro che raggiunge i settanta metri.
Gli strumenti di misurazione hanno individuato molte cinte a forma di parallelepipedo che comunicano tra di loro come le camere di un’abitazione. Si tratterebbe di spazi naturali modificati dall’uomo. Da queste cinte si dipartono molti tunnel in direzione delle vicine montagne, talune parzialmente franate.
Lo scetticismo di alcuni ricercatori
Iosif Ferencz, ricercatore scientifico presso il Museo della Civiltà daco-romana, si dice scettico circa questa ipotesi: «Certamente a Sarmizegetusa Regia esistono fortificazioni terrazzate risalenti all’epoca dei Daci. Avevano una funzione di difesa ed erano in legno. Sono stato anche in quelle cinte sotterranee di cui ha parlato il generale Dragomir, ma si tratta di altro che non di anfratti i quali non hanno nessuna connessione con i tunnel costruiti dall’uomo. Alcune sono crollate, tra l’altro». Ferencz aggiunge che Sarmizegetusa è la più importante pagina della nostra storia, ma la storia non significa teorie cospirazioniste.
Daci, yoghi e bracconieri
Sino alla risoluzione dell’enigma, gli adepti del Movimento di integrazione spirituale nell’Assoluto, fondato dal controverso Gregorian Bivolaru, considerano il tempio dacico dei Monti Orastiei un luogo ideale per la meditazione. Gli “yoghi” credono che qui si trovi una porta per entrare in comunicazione con un mondo parallelo. «Nel complesso di Sarmizegetusa, il luogo più carico dal punto di vista della risonanza con la terra di Shambala è proprio con il “Sole di andesite” o il disco solare. In questa zona si evidenzia una carica vitale del tutto eccezionale, evidenziata anche dalla dimensione superiore alla media della vegetazione attorno al santuario dacico», leggiamo nel sito internet ufficiale del movimento (Misa).
Un bracciale dacico da 250mila euro
Sarmizegetusa è però anche centro dello sciacallaggio archeologico. Gli echi del celebre dossario sui “bracciali daci” dei Monti Orastiei, in parte recuperati dallo Stato romeno, non si sono ancora estinti. Collezionisti statunitensi e dell’Europa occidentale hanno pagato oltre quattro milioni di euro per quindici bracciali daci di oro massiccio. Ma Iulian Ceia, considerato il principale artefice dell’operazione, è latitante, motivo per cui il ricorso al processo in cui l’uomo è stato condannato dal Tribunale di Hunedoara a dodici anni di prigione, si sta prolungando all’infinito.
Dossario penale per il presidente del Consiglio distrettuale
Circa un anno fa, tutta la fatica degli archeologi è stata vanificata dagli operai di un’azienda, che entrarono coi bulldozer in Sarmizegetusa e precisamente dalla Porta Ovest. L’operazione fu avviata sulla base di un progetto approvato dal presidente del Consiglio distrettuale di Hunedoara, Mircea Molot, che prevedeva l’allestimento di un parcheggio per i turisti.
L’intera vicenda è stata rivelata al grande pubblico da Adriana Pescariu, vicepresidente della Commissione nazioanle archeologica. «L’accesso alla città è distrutto per trenta metri. È possibile, stando al ritrovamento di materiale ceramico rinvenuto in questo luogo, che siano entrati [con i bulldozer, ndr] anche nella zona di alcune abitazioni daciche identificate negli anni Ottanta», ha detto la Pescariu. In seguito a questo incidente, i procuratori hanno redatto un dossario penale sul presidente dell’amministrazione distrettuale, dossario che non è stato ancora terminato.
Sarà la luce che porterà le informazioni nel computer del futuro
Brevettato il dispositivo che permetterà il
passaggio delle informazioni quantistiche nei pc del futuro. La scoperta,
realizzata da ricercatori dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del
Consiglio nazionale delle ricerche (Ifn-Cnr), La Sapienza Università di Roma e
Politecnico di Milano, sarà presentata sulla rivista Nature Communications
Si chiama Cnot ed è il cuore dell’informazione quantistica, la porta logica del computer del futuro che per funzionare userà i fotoni, cioè la luce invece degli elettroni. A realizzarla una collaborazione fra l’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifn-Cnr), il gruppo di ottica quantistica della Sapienza e il Politecnico di Milano.
Il dispositivo, di cui è stato depositato il brevetto, è costituito da un chip di vetro delle dimensioni di un paio di centimetri sul quale viene scritto un circuito integrato che guida la luce rendendo possibile il passaggio dei quanti di informazione quantistica (qu-bit). La fabbricazione della porta logica nel vetro è stata realizzata grazie a una tecnica innovativa che utilizza impulsi laser di brevissima durata (circa 100 milionesimi di miliardesimi di secondo) come “penna ottica” per scrivere direttamente nel chip i circuiti ottici necessari per l’elaborazione dei qubit.
“Questa sofisticata tecnologia – afferma Roberto Osellame, primo ricercatore dell’Ifn-Cnr – permette di realizzare circuiti ottici a sviluppo tridimensionale, non ottenibili con altre tecnologie, che consentono di implementare architetture innovative e di integrare in un singolo dispositivo sistemi di complessità sempre maggiore”. Viene così realizzato un componente essenziale e miniaturizzato dell’hardware dei futuri computer quantistici, che saranno caratterizzati dalla capacità di effettuare con grande velocità di calcolo operazioni di complessità inaccessibile ai computer classici.
“La manipolazione dell’informazione quantistica attraverso i fotoni – afferma Paolo Mataloni, docente di ottica quantistica alla Sapienza – rappresenta un’importante sfida tecnologica poiché richiede la capacità di controllare ciascun sistema quantistico con estrema precisione. A questo scopo sono necessari sistemi ottici di crescente complessità, formati da un grande numero di interferometri, che rappresentano l’elemento base della tecnologia ottica. L’uso di sistemi miniaturizzati integrati in guida d’onda permette di lavorare con perfetta stabilità di fase, con un enorme vantaggio rispetto ai sistemi tradizionali basati su specchi e altri elementi ottici convenzionali”.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, apre prospettive promettenti non solo nel campo dell’informazione e della computazione quantistica ma anche in quello della simulazione quantistica: questi dispositivi infatti possono essere utilizzati per simulare in laboratorio il comportamento di determinati fenomeni fisici difficilmente accessibili alla sperimentazione diretta.
Le implicazioni della simulazione quantistica vanno dallo studio del trasporto e transizioni di fase in sistemi a stato solido, allo studio della dinamica del processo di fotosintesi, alla simulazione delle interazioni fra le particelle elementari.
“Utilizzando la tecnologia integrata – sostiene Fabio Sciarrino del team di ricerca e docente di Informazione quantistica – abbiamo molto recentemente studiato il moto di due particelle, bosoni o fermioni, in un reticolo: un fenomeno denominato ‘quantum walk’. Questo è un primo passo verso scenari più complessi, il nostro obiettivo è quello di investigare entro pochi anni problemi che non siano simulabili con un computer di tipo classico”.
La ricerca è stata finanziata da un progetto nazionale Prin del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Circuiti integrati per l’informazione quantistica) e dal progetto europeo Quasar (Quantum states: analysis and realizations).
Si chiama Cnot ed è il cuore dell’informazione quantistica, la porta logica del computer del futuro che per funzionare userà i fotoni, cioè la luce invece degli elettroni. A realizzarla una collaborazione fra l’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifn-Cnr), il gruppo di ottica quantistica della Sapienza e il Politecnico di Milano.
Il dispositivo, di cui è stato depositato il brevetto, è costituito da un chip di vetro delle dimensioni di un paio di centimetri sul quale viene scritto un circuito integrato che guida la luce rendendo possibile il passaggio dei quanti di informazione quantistica (qu-bit). La fabbricazione della porta logica nel vetro è stata realizzata grazie a una tecnica innovativa che utilizza impulsi laser di brevissima durata (circa 100 milionesimi di miliardesimi di secondo) come “penna ottica” per scrivere direttamente nel chip i circuiti ottici necessari per l’elaborazione dei qubit.
“Questa sofisticata tecnologia – afferma Roberto Osellame, primo ricercatore dell’Ifn-Cnr – permette di realizzare circuiti ottici a sviluppo tridimensionale, non ottenibili con altre tecnologie, che consentono di implementare architetture innovative e di integrare in un singolo dispositivo sistemi di complessità sempre maggiore”. Viene così realizzato un componente essenziale e miniaturizzato dell’hardware dei futuri computer quantistici, che saranno caratterizzati dalla capacità di effettuare con grande velocità di calcolo operazioni di complessità inaccessibile ai computer classici.
“La manipolazione dell’informazione quantistica attraverso i fotoni – afferma Paolo Mataloni, docente di ottica quantistica alla Sapienza – rappresenta un’importante sfida tecnologica poiché richiede la capacità di controllare ciascun sistema quantistico con estrema precisione. A questo scopo sono necessari sistemi ottici di crescente complessità, formati da un grande numero di interferometri, che rappresentano l’elemento base della tecnologia ottica. L’uso di sistemi miniaturizzati integrati in guida d’onda permette di lavorare con perfetta stabilità di fase, con un enorme vantaggio rispetto ai sistemi tradizionali basati su specchi e altri elementi ottici convenzionali”.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, apre prospettive promettenti non solo nel campo dell’informazione e della computazione quantistica ma anche in quello della simulazione quantistica: questi dispositivi infatti possono essere utilizzati per simulare in laboratorio il comportamento di determinati fenomeni fisici difficilmente accessibili alla sperimentazione diretta.
Le implicazioni della simulazione quantistica vanno dallo studio del trasporto e transizioni di fase in sistemi a stato solido, allo studio della dinamica del processo di fotosintesi, alla simulazione delle interazioni fra le particelle elementari.
“Utilizzando la tecnologia integrata – sostiene Fabio Sciarrino del team di ricerca e docente di Informazione quantistica – abbiamo molto recentemente studiato il moto di due particelle, bosoni o fermioni, in un reticolo: un fenomeno denominato ‘quantum walk’. Questo è un primo passo verso scenari più complessi, il nostro obiettivo è quello di investigare entro pochi anni problemi che non siano simulabili con un computer di tipo classico”.
La ricerca è stata finanziata da un progetto nazionale Prin del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Circuiti integrati per l’informazione quantistica) e dal progetto europeo Quasar (Quantum states: analysis and realizations).
Si possono prevedere i terremoti? Il caso Bendandi
Un ricercatore indipendente, amato sostenuto
ma anche censurato. Raffaele
Bendandi, alla fine dell'ottocento era un
artigiano, amato da molti ma da altrettanti inviso e ridicolizzatoLottò
per tutta la vita per scoprire se e
come era possibile prevedere i terremoti. Non solo teorie, ma applicazioni
attraverso strumenti, tutti oggi ancora funzionanti, uno solo operativo.
Strumenti che Bendandi mise a punto grazie alla sua esperienza di artigiano, costruendo
sismografi.
In Giappone invece alla regione di Tohoku, quella colpita dal devastante sisma dell'11 marzo, era stato applicato un algoritmo per la valutazione del rischio di terremoti con magnitudo superiore a otto. L'elaborazione – spiega la Dusi su Repubblica- “ è stata fatta dal computer in base a dati geologici presi sul terreno, e nel luglio del 2010 aveva previsto un allarme elevato nella zona a nord-est dell'arcipelago. Ma pochi mesi dopo, uno dei parametri utilizzati era sceso di poco sotto la soglia. Risultato: l'allarme per la regione di Tohoku era stato cancellato a gennaio del 2011, esattamente due mesi prima del sisma.”
I modelli, sia giapponesi che californiani, per quanto molto diversi per tecniche e livello di attendibilità scientifica, di fatto mostrano ancora una volta l'imprevedibilità dei terremoti.
Paola Lagorio,
presiede l'associazione “La Bendandiana” che raccoglie i fogli, gli studi di
Bendandi. Sulle carte del ricercatore si trovano le risposte, le sue previsioni.
B Per Raffaele Bendandi l'origine di un
terremoto è cosmica, quando nel giro mensile di una rivoluzione lunare l'azione
del nostro satellite va sommarsi a quella degli altri pianeti, da qui la
prevedibilità esatta dei terremoti
Ma veniamo a
quella previsione, o presunta tale, secondo cui un sisma devastante dovrebbe
colpire Roma l' 11 maggio del 2011 ( cosa fortunatamente non avvenuta ).Di fatto però
Bendandi ad un certo punto della sua
vita decise di distruggere con il fuoco
le sue carte previsionali, per poi avere un improvviso ripensamento che lo
portò a salvare brandelli di suoi documenti. Lì vengono
riportati numeri e considerazioni numeriche, lì appare la data del
2011.
Dice Paola Lagorio “nulla in
queste carte riporta a luoghi o date precise,” non ci sono quindi notizie circa
un eventuale sisma nel 2011 a Roma, nella data dell'11 maggio.
Nessuna previsione, nessuna
notizia del terremoto appena avvenuto in Giappone, ma a riflettere alcuni
istanti sorprende un dato “11 marzo 2011” è la data del terribile sisma
nipponico, ritornano quindi due date l'11 e il 2011.
Non abbiamo gli
strumenti per affermare nulla, ma sorprenderci possiamo. Cercheremo di
approfondire nei prossimi giorni se, ed eventualmente in che modo, ci possano
essere state previsioni di un sisma
in un'area diversa da Roma, ma in una data non troppo dissimile da quella di cui
si sente parlare. Se così fosse sarebbe
bene approfondire la sostanza dei numeri apparsi sulle carte di
Bendandi.
Bendandi
realizzò strumenti tecnici per le previsioni e strumenti che tutti oggi cercano
di mettere a punto. Come riporta Elena Dusi di Repubblica, in California esiste
il "Gruppo di studio sulle probabilità di un terremoto in California" (Wgcep)
che fa capo all'università della California del sud. I ricercatori che ne fanno
parte hanno calcolato che la California del sud sarà colpita da un sisma di
magnitudo 6,7 o superiore nei prossimi trent'anni con una probabilità del 99%.
Informazione dir elativa utilità che
non consente quindi di prevederené esattamente dove né esattamente
quando.
In Giappone invece alla regione di Tohoku, quella colpita dal devastante sisma dell'11 marzo, era stato applicato un algoritmo per la valutazione del rischio di terremoti con magnitudo superiore a otto. L'elaborazione – spiega la Dusi su Repubblica- “ è stata fatta dal computer in base a dati geologici presi sul terreno, e nel luglio del 2010 aveva previsto un allarme elevato nella zona a nord-est dell'arcipelago. Ma pochi mesi dopo, uno dei parametri utilizzati era sceso di poco sotto la soglia. Risultato: l'allarme per la regione di Tohoku era stato cancellato a gennaio del 2011, esattamente due mesi prima del sisma.”
I modelli, sia giapponesi che californiani, per quanto molto diversi per tecniche e livello di attendibilità scientifica, di fatto mostrano ancora una volta l'imprevedibilità dei terremoti.
lunedì, maggio 14
Il grande speculatore Warren Buffet
I nomi di Warren Buffett e George Soros sono noti agli investitori di tutto il mondo, ma non tutti sanno che i due miliardari devono, almeno in parte, la loro fama alle operazioni sul mercato valutario.
Questo spiega in larga parte perché il mondo finanziario, anche quello dell’informazione finanziaria, riservi sempre un occhio di riguardo alle dichiarazioni dei due trader che si sono mostrati più volte lungimiranti e in grado di prevenire, quando non di accelerare, alcune dinamiche del mercato.
Warren Buffet
Warren Buffett è nato nel 1930 nello stato del Nebraska a Omaha (dalla sua città prenderà il soprannome l’oracolo di Omaha), è uno dei principali trader della storia. È stato allievo di Benjamin Graham (il padre del “value investing”) alla Columbia Business School dove ha imparato dal proprio professore la tecnica di investimento basata sulla individuazione di tre componenti: il valore degli asset, il valore dei margini allo stato attuale delle cose e il valore della crescita attesa.
Diventato presidente e amministratore delegato della Berkshire Hathaway, holding di un'ottantina di aziende quotate e non, nel 1960 Buffett ha iniziato ad utilizzare una propria tecnica di investimento che, per usare le sue parole, è "85% Graham e 15% Fisher”. Quest’ultimo, Philip Fisher, era uno strenuo difensore dell'investimento di lungo periodo e consigliava agli investitori di mantenere le azioni fino a quando non si presentasse un cambiamento nei fondamentali, o fino a quando la società non fosse cresciuta fino a un punto oltre il quale non era possibile crescere più velocemente dell'economia in generale.
Rispetto alla filosofia d’investimento del proprio maestro Graham, Buffett mantiene un approccio meno quantitativo e più qualitativo, selezionando le aziende da acquistare dopo aver analizzato il business d’impresa, i vantaggi competitivi, l’onestà e le capacità dei vertici aziendali, e soprattutto il prezzo di mercato.
Sebbene Buffett non sia mai stato uno speculatore di breve periodo, ma abbia sempre preferito mantenere le azioni acquistate per lungo tempo, in modo di attendere che vengano valorizzate dal mercato, secondo alcuni analisti più recentemente ha progressivamente abbandonato gli investimenti a lungo termine in dollari per attività più liquide. Per quest’ultimi Buffett prevede che la Fed svaluterà il dollaro per ridurre il proprio debito e incrementare le esportazioni e per tale motivo sta diversificando il proprio portafoglio anche attraverso investimenti nelle società che potrebbero trarre giovamento da questa politica.
Come funziona il mercato dei cambi
Definizione
Il mercato dei cambi, detto più comunemente “Forex” (Foreign exchange market), è un mercato finanziario over-the-counter, non regolamentato, decentralizzato, dove sono scambiate le valute.
Il Forex è un mercato continuo che si ferma soltanto nei weekend: le contrattazioni iniziano nei diversi centri di negoziazione la domenica alle 20,15 GMT e si concludono alle 22,00 GMT di venerdì.
Le principali caratteristiche del Forex sono:
a) elevato volume degli scambi;
b) estrema liquidità del mercato;
c) molti operatori attivi sul mercato;
d) decentramento geografico;
e) durata giornaliera degli scambi - 24 ore al giorno (fatta eccezione per i weekend);
f) assenza di una clearing house (camera di compensazione).
Cenni Storici
Il mercato moderno dei cambi è nato nel 1971 quando i tassi di cambio furono lasciati liberi di fluttuare. Prima del 1971, infatti, le divise erano regolate da un accordo internazionale denominato “Bretton Woods Agreement”, col quale le nazioni partecipanti avevano deciso di mantenere il valore delle loro valute all'interno di uno stretto margine di cambio con il dollaro. Negli anni ottanta i movimenti internazionali di capitali ebbero un'accelerazione dopo l’arrivo dei personal computer che portarono il Forex ad essere un mercato continuo. Nel corso del tempo Londra si è affermata come il principale centro valutario globale, con l’ammontare degli scambi in valute che ha recentemente superato il 35% del valore medio giornaliero.
Funzionamento e Operatori
Il Forex è formato da diversi partecipanti che negoziano direttamente tra loro. Questi partecipanti possono essere divisi in due gruppi: il mercato interbancario e il mercato al dettaglio.
a) Il mercato interbancarioIl mercato interbancario è relativo alle transazioni che si verificano tra gli istituti centrali, le banche commerciali e i grandi dealer finanziari.
*Banche centrali - Le banche centrali, come la Fed statunitense o la BCE, giocano un ruolo fondamentale nel Forex. Il loro obiettivo principale consiste nel mantenere la stabilità dei prezzi e nel favorire la crescita economica.
Per raggiungere tali traguardi, gli istituti centrali regolano l’intera fornitura di denaro nell’economia, impostando i tassi di interesse e i requisiti di riserva. Le banche centrali possono intervenire sul mercato dei cambi per allineare i cambi alle proprie strategie monetarie.
*Banche commerciali - Le banche commerciali forniscono liquidità al Forex in base al volume di trading che gestiscono giornalmente. Alcune di queste negoziazioni sono le conversioni delle valute estere per conto dei clienti, mentre altre operazioni sono condotte dagli istituti a scopo speculativo. Secondo i dati di un’indagine effettuata dal giornale finanziario Euromoney, nel 2010 Deutsche Bank ha effettuato operazioni per il 18% del valore totale, UBS per l’11,3%, Barclays Capital per l’11,1%, Citigroup per il 7,7%, RBS per il 6,5%, JPMorgan per il 6,35%, HSBC per il 4,55%, Credit Suisse per il 4,44%, Goldman Sachs per il 4,28% e Morgan Stanley per il 2,91%.
*Istituzioni finanziarie - I fondi d’investimento, i fondi pensione e le compagnie di brokerage operano sui mercati delle valute sia per diversificare i propri portafogli che per cercare le migliori opportunità di investimento per i propri clienti.
b) Il mercato al dettaglioIl mercato al dettaglio è relativo alle transazioni eseguite da piccoli speculatori e investitori. Queste transazioni sono eseguite tramite i broker che agiscono come mediatori tra il mercato al dettaglio ed il mercato interbancario. I partecipanti al mercato al dettaglio sono i fondi speculativi, le imprese e gli individui.
*Fondi speculativi o Hedge Fund – Gli Hedge Fund sono fondi di investimento che operano usando spesso la leva finanziaria. Tali fondi speculativi ricercano opportunità di trading nel Forex. Eseguono le negoziazioni dopo aver condotto un’analisi macroeconomica che cerca di individuare il possibile andamento di una valuta di una particolare nazione. A causa della loro ampia liquidità e delle loro strategie aggressive, influenzano notevolmente i mercati valutari.
*Imprese - Sono le compagnie impegnate nelle attività di import/export con aziende straniere.
*Individui - I trader individuali negoziano i loro capitali nel Forex, in modo da trarre profitti dalla speculazione sui rapporti futuri di scambio. Operano maggiormente attraverso piattaforme di trading che offrono spread stretti ed esecuzione immediata degli ordini.
domenica, maggio 6
Va in Rolls royce, un politico ? No , un vescovo
Pare
proprio che gli alti prelati abbiano la passione per le auto lussuose; dopo il caso del cardinale che va in giro in Bentley - un modello
da 200.000€ - ecco il Vescovo con la Rolls Royce, auto da sempre simbolo di
ESTREMA RICCHEZZA, utilizzata dagli emiri e dalle "famiglie reali" di tutto il
pianeta.
E POI CHIEDONO LE OFFERTE AI "FEDELI"... ALTRO
CHE OPERE CARITATEVOLI... ricordatevelo quando vi chiedono di devolvere l'8 x
mille alla Chiesa Cattolica; e prestate attenzione, perché se non esprimete nessuna preferenza (come fanno quasi tutti) l'86%
dei vostri soldi finiscono alla chiesa; infatti i soldi di coloro che non
esprimono preferenze vengono ripartiti in base alle scelte effettuate dalla
minoranza che decide a chi destinare i soldi: e tra i pochi che decidono, l'86%
sceglie la chiesa..
La notizia
diffusa su Facebook insieme a una fotografia. E subito è polemica: "In un
periodo di austerità è un affronto"
Un’auto d’epoca del 1976, una Rolls
Royce per la precisione. Così il vescovo
emerito di Rimini, monsignor Mariano De Nicolò, ha raggiunto la chiesa
di Bellariva,
nella capitale della riviera, durante la giornata delle cresime. Per lo stupore
di amici e parenti che attendevano, radunati davanti all’edificio, l’inizio
della funzione religiosa. A raccontare la vicenda attraverso uno scatto subito
pubblicato su Facebook è
stato l’attore Carlo
Frisi, e la fotografia ha fatto prontamente il giro del web, scatenando
una vera ondata di polemiche.
“Io mi chiedo se in un periodo così difficile dove
alla Caritas c’è
sempre più gente e le famiglie devono dire ai figli di risparmiare, un Vescovo
possa presentarsi così – ha commentato lo scatto Frisi, nel suo profilo – anche
se è stato un passaggio gratuito non era da accettare. Per che cosa si fanno le
dottrine ai ragazzi? Se la macchina fosse della curia o di qualcuno vicino
chiedo allaGuardia
di Finanza di controllare se il cliente è congruo, come si dice
adesso….. ho fatto un sacco di spettacoli per i poveri e le associazioni
bisognose, dopo aver visto questa foto mi preoccupo per l’utilizzo dei fondi,
questo lo dico senza generalizzare”.
Un’opinione largamente condivisa dagli internauti
di tutta Italia, che hanno puntato il dito contro un’istituzione, la Chiesa, rea
di “avere troppi privilegi, rispetto ai dogmi che predica quotidianamente”.
Anche se l’auto, come ha subito sottolineato il vescovo, non era di sua
proprietà, ma della parrocchia di Bellariva, che l’aveva invitato per la
cerimonia.
Monsignor
De Nicolò, raggiunto telefonicamente dal Resto
del Carlino allo scopo di chiarire la situazione, ha infatti spiegato
subito che “questa auto non è la mia, e quella di domenica scorsa è stata la
prima volta che salivo a bordo di una macchina del genere. Dalla parrocchia di
Bellariva sono venuti a prendermi per partecipare alle cresime. Quando ho visto
la Rolls Royce – ha aggiunto il vescovo emerito – ho subito detto al signore che
la guidava: ‘Così mi mette in imbarazzo’. Durante il tragitto questo signore,
che possiede una ventina di queste vetture d’epoca, mi ha spiegato che l’auto,
con targa della Gran Bretagna e guida a destra, era del 1976 ed era appartenuta
a un attore famoso. Una gran bella macchina, nulla da dire”.
“E immaginavo che avrebbe creato qualche imbarazzo
– ha aggiunto il monsignore – Quando sono arrivato il sagrato della chiesa di
Bellariva era gremito e la gente guardava incuriosita questa Rolls Royce. E
quando sono sceso dall’auto ho visto molte facce stupite”.
La tempestiva spiegazione, tuttavia, non ha placato
gli animi accesi dalla testimonianza fornita da Frisi. La scelta del mezzo,
“inopportuno visti i tempi”, non è piaciuta e in molti, oltre un centinaio solo
sulla pagina dell’attore, da cui è partito il tam tam su internet, hanno
commentato l’accaduto criticando la “curia e le sue ricchezze”. Esprimendo
prevalentemente incredulità, rabbia e soprattutto, biasimo.
“Non ci posso credere eppure la foto è li, lampante
e chiara” si legge fra i commenti alla fotografia, sulla bacheca del
cabarettista riminese, “è semplicemente un comportamento non consono ad un buon
pastore. Si può perdonare, ma non giustificare un simile episodio. Una caduta di
stile, da parte un uomo come tutti noi…”.
La
polemica non ha risparmiato nemmeno la stampa locale, accusata di non
aver dato subito la notizia. “Nessun giornale si è occupato di dare notizia sul
Vescovo in Roll Royce. Questo la dice lunga, sulla serietà dei mass-media! Solo
su Facebook si è sviluppato un dibattito del tutto libero ed indipendente. E’
normale che un rappresentante della Chiesa, nell’esercizio delle sue funzioni,
accetti di salire su un’auto di lusso?”.
Giovanni Sodano, un commercialista a vostra disposizione
Salve a tutti, sono Giovanni Sodano laureato nel 2001 all’Università Federico II di Napoli in Economia & commercio. Da subito ho avuto diverse esperienze di lavoro in aziende medio-grandi sia in area acquisti che controllo di gestione, ma successivamente mi sono appassionato e specializzato nella contabilità e nelle problematiche fiscali ad essa connesse, conseguendo il titolo abilitativo per la professione di commercialista. Questo perché credo nella libera iniziativa delle persone e alla loro creatività che, quando non trova oppressione nella burocrazia, consente alla società che produce ricchezza la migliore espressione di sé, con la conseguente realizzazione personale. Sono sempre a disposizione dei miei clienti e mi entusiasma iniziare un progetto editoriale in un’ottica un po’ diversa dalla mia usuale, ma con lo stimolo della novità e l’occhio rivolto alla formazione continua, che nel nostro campo non guasta mai, sarà già un successo!
Per rivolgere quesiti o avere contatti con me digitate pure la mia mail: gio.so@libero.it
Anche nelle guerre è importante la matematica
Le guerre si assomigliano un po’ tutte. Non è retorica da quattro soldi ma un’affermazione dei ricercatori dell’Università di Miami, in Florida, che hanno provato a considerare i conflitti da un punto di vista matematico. Trovando - riportano gli studiosi sulle pagine di Nature - che il numero delle vittime e la tempistica degli eventi bellici sono legati a una sorta di legge universale. Secondo il modello matematico, infatti, esisterebbe uno schema comune a tutti i conflitti che permette di predire queste variabili, indipendentemente da tutti gli altri fattori, come la politica e la geografia.
Primo autore dello studio è il fisico Neil Johnson, che è partito dai dati di uno studio precedente, (condotto da Juan Camilo Bohorquez dell’Università delle Ande di Bogotá) su 54.679 mila attacchi avvenuti durante le nove guerre in Afghanistan, Peru, Colombia, Indonesia, Iraq, Israele, Irlanda del Nord, Senegal e Sierra Leone. Johnson e colleghi hanno assemblato le informazioni su tempistiche, date, numero di vittime (da un singolo assassinio sulle strade di Bogotà a circa mille morti nell’agosto del 2005 a Baghdad, durante la fuga indotta da un attacco terroristico).
Messi su un grafico, questi dati mostrano che le tempistiche degli attacchi di tutte e nove le guerre appaiono davvero simili. Piuttosto che distribuirsi in modo casuale, gli eventi si verificano “a gruppi”, e anche i giorni di maggiore violenza (alto numero di vittime) sono vicini nel tempo. Ancora più sorprendente: la “magnitudo” della violenza di ciascuno conflitto segue la cosiddetta “legge di potenza”, una relazione tra due variabili che si incontra spesso nei fenomeni fisici come i terremoti; in questo caso, per esempio, la legge predice la ripetizione di un evento di magnitudo molto alta dopo un certo periodo di tempo. Allo stesso modo, nel caso degli attacchi terroristici la legge determina la probabilità con cui si presenteranno gli eventi di diversa magnitudo (10, 100 o 1000 morti, per esempio). Dalla analisi emerge, così, che un attacco con dieci vittime può verificarsi 316 di più che uno con cento.
Per cercare di spiegare il meccanismo che sottosta a questo schema, i ricercatori hanno preso in prestito un modello economico: tutti gli aventi bellici sono trattati come piazze di mercato – in cui gruppi di persone decidono ininterrottamente come agire e, piuttosto che coordinarsi, guardano le notizie. La grandezza della carneficina riportata ogni volta dai media determina la probabilità che un altro gruppo tenterà l’attentato e la sua portata.
Dopo aver creato diecimila guerre virtuali con il modello matematico, i ricercatori hanno ritrovato lo stesso schema dei nove conflitti reali considerati; gli attacchi nel corso del conflitto – dal più piccolo al più grande - mostrano sempre la stessa distribuzione. “C’è una sorta di regola generale con cui gli esseri umani conducono i conflitti, indipendentemente dall’appartenenza etnica, dalla geografia del luogo e dalle motivazioni che guidano le persone”, hanno commentato gli autori.
Lo schema esisterebbe, quindi, perché le varie guerriglie sono portate avanti da gruppi diversi che non si coordinano tra loro. I ricercatori assumono, inoltre, che i gruppi si formino e si frammentino quando avvertono un qualche pericolo, e che colpiscano sempre in modo da massimizzare la loro visibilità sui dei media, di cui si contendono l’attenzione.
IL CONFLITTO DELLLA MANAGER EQUITALIA. LA SUA SOCIETA’ COMPRA CASE IPOTECATE - UNA VERGOGNA DA FARE SAPERE A TUTTI!!! .
La strana situazione di Torino. Ma nelle sedici società satellite dell’agenzia che curano le riscossioni in sede locale, ci sono diversi ex politici. Anche il deputato pdl Marco Milanese, imputato nella storia della P4, vi ha sistemato alcuni suoi amici
Come racconta l’avvocato Alberto Goffi (l’udc piemontese che da tempo denuncia gli abusi dell’agenzia), l’implacabile macchina da guerra Equitalia porta dentro di sé diversi conflitti d’interesse.La presidente di Equitalia Nomos (la struttura sovrintende Torino e provincia, in attesa di essere inglobata in Equitalia Nord) è Matilde Carla Panzeri. Già funzionario della Banca d’Italia, oggi la Panzeri è presidente di una società pubblica che cura il recupero dei crediti dello Stato e degli enti locali. Ha quindi possibilità di accesso alle informazioni sullo stato patrimoniale dei torinesi, sulla solvibilità degli imprenditori della provincia e – tra l’altro – negli ultimi quattro anni la Panzeri attraverso i suoi dirigenti ha firmato 43mila ipoteche sulle case di Torino e il suo hinterland. La manager, però, dal 2008 è anche presidente di una società privata, la Npl spa (sede a Milano), che cura per statuto l’acquisizione di immobili, la riscossione di crediti in sofferenza, il finanziamento terzi, ed è leader nella cartolarizzazione dei crediti bancari. Solo la disponibilità dei dati pubblici, si comprende, è un chiaro vantaggio per una società privata, in questo caso la sua Npl (Non Performing Loans).
Alcune inchieste giornalistiche e di magistratura hanno già messo in evidenza come spesso nei consigli di amministrazione delle sedici società satellite di Equitalia (oggi in via di scioglimento) vi siano ex politici che controllano come nel collegio di riferimento i controlli fiscali non siano troppo serrati. L’inchiesta della Procura di Napoli sulla P4, poi, sta rivelando come il braccio destro di Giulio Tremonti, il deputato pdl Marco Milanese (per il quale il pm John Woodcock ha chiesto l’arresto), ha usato anche la società pubblica di riscossione per sistemare uomini a sè vicini. Tra questi, Guido Marchese, commercialista del sindaco di Voghera Carlo Barbieri (Pdl). Marchese è stato figura di riferimento in Equitalia Esatri (la struttura che cura la riscossione a Milano e provincia). Entrambi, il sindaco di Voghera e il suo commercialista Marchese, oggi sono agli arresti domiciliari per corruzione (l’inchiesta, appunto, su Milanese).
E spulciando negli elenchi del personale di Equitalia, si scopre che dal 2008 vi lavora Flavio Pagnozzi, figlio del segretario generale del Coni, Lello. Più o meno nello stesso periodo, ai servizi legali del Comitato Olimpico è stato contrattualizzato Marco Befera, figlio di Attilio. Potrebbe sembrare un caso di “assunzioni incrociate”
sabato, maggio 5
Ultimo sondaggio Swg per Agora' , boom 5 stelle
Sondaggio Swg per Agorà: diminuisce l'area del non voto, pur rimanendo molto ampia. Tra i partiti il Pdl perde 1 punto. Movimento 5 Stelle in ascesa continua (8%). Bene la Fds oltre il 3%
I nomi dei 94 senatori che hanno votato a favore degli stipendi d'oro
Qualche giorno fa un fatto clamoroso ha scosso il Senato. Nella votazione sui tagli alle pensioni d’oro ai supermanager pubblici il governo (che voleva difenderle) è stato battuto grazie da un emendamento di Idv e Lega. Sorprendentemente, la maggioranza dell’Aula si è dichiarata favorevole ad intervenire sul trattamento pensionistico dei burocrati di Stato che oggi godono di stipendi favolosi e domani avrebbero goduto di pensioni altrettanto favolose. Forse, finalmente, si sono resi conto che in un momento in cui tutti gli italiani vengono chiamati a grandi sacrifici togliere qualche euro ai boiardi di Stato, che oggi percepiscono, come il presidente dell’Inps o quello di Equitalia, stipendi fino a 1.200.000 euro all’anno (pagati da noi) sarebbe stato un atto minimo di equità.
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| Befera , amministratore equitalia, stipendio euro 456.733 |
E tuttavia, in 94 si sono battuti come leoni contro quell’emendamento e a favore del mantenimento delle pensioni d’oro. Tutto il Pd, ad eccezione di sette senatori che, in uno scatto di dignità, hanno votato contro. Ad esprimersi a favore dell superpensioni dei manager pubblici troviamo, per esempio, figure del calibro di Anna Finocchiaro, Enzo Bianco, Maurizio Gasparri o Pietro Ichino, lo stesso che va in giro a predicare il superamento del divario tra le generazioni.
Non è stato facile trovare i nomi dei 94. Nessuno li ha pubblicati o diffusi, forse pensando così di occultare un dato importantissimo e imbarazzante. Noi invece pensiamo che gli elettori debbano sapere come si muovono i propri rappresentanti dentro il Parlamento, perché è lì, nei meandri dell’attività parlamentare, che va giudicato il loro lavoro e non sui giochetti retorici nei salotti tv.
Ecco i nomi dei senatori che sono ed hanno votato a favore dei super super super stipendi
1) Adamo Marilena (Pd)
2) Adragna Benedetto (Pd)
3) Agostini Mauro (Pd)
4) Armato Teresa (Pd)
5) Astore Giuseppe (Gruppo Misto)
6) Baio Emanuela (Api)
7) Barbolini Giuliano (Pd)
8) Bassoli Fiorenza (Pd)
9) Bastico Mariangela (Pd)
10) Enzo Bianco (Pd)
11) Biondelli Franca (Pd)
12) Blazina Tamara (Pd)
13) Filippo Bubbico (Pd)
14) Antonello Cabras (Pd)
15) Anna Maria Carloni (Pd)
16) Maurizio Castro (Pdl)
17) Stefano Ceccanti (Pd)
18) Mario Ceruti (Pd)
19) Franca Chiaromonte (Pd)
20) Carlo Chiurazzi (Pd)
21) Lionello Cosentino (Pd)
22) Cesare Cursi (Pdl)
23) Mauro Cutrufo (Pdl)
24) Cristina De Luca (Terzo Polo)
25) Vincenzo De Luca (Pd)
26) Luigi De Sena (Pd)
27) Mauro Del Vecchio (Pd)
28) Silvia Della Monica (Pd)
29) Roberto Della Seta (Pd)
30) Ulisse Di Giacomo (Pdl)
31) Di Giovan Paolo Roberto (Pd)
32) Cecilia Donaggio (Pd)
33) Lucio D’Ubaldo (Pd)
34) Marco Filippi (Pd)
35) Anna Finocchiaro (Pd)
36) Anna Rita Fioroni (Pd)
37) Marco Follini (Pd)
38) Vittoria Franco (Pd)
39) Vincenzo Galioto (Pdl)
40) Guido Galperti (Pd)
41) Maria Pia Garavaglia (Pd)
42) Costantino Garraffa (Pd)
43) Maurizio Gasparri (Pdl)
44) Antonio Gentile (Pdl)
45) Rita Ghedini (Pd)
46) Giai Mirella (Gruppo Misto)
47) Basilio Giordano (Pdl)
48) Claudio Gustavino (Terzo Polo)
49) Pietro Ichino (Pd)
50) Cosimo Latronico (Pdl)
51) Giovanni Legnini (Pd)
52) Massimo Livi Bacci (Pd)
53) Andrea Marcucci (Pd)
54) Francesca Maria Marinaro (Pd)
55) Franco Marini (Pd)
56) Ignazio Marino (Pd)
57) Marino Mauro Maria (Pd)
58) Salvatore Mazzaracchio (Pdl)
59) Vidmer Mercatali (Pd)
60) Riccardo Milana (Terzo Polo)
61) Francesco Monaco (Pd)
62) Enrico M0rando (Pd)
63) Fabrizio Morri (Pd)
64) Achille Passoni (Pd)
65) Carlo Pegorer (Pd)
66) Flavio Pertoldi (Pd)
67) Lorenzo Piccioni (Pdl)
68) Leana Pignedoli (Pd)
69) Roberta Pinotti (Pd)
70) Beppe Pisanu (Pdl)
71) Donatella Poretti (Pd)
72) Raffaele Ranucci (Pd)
73) Giorgio Roilo (Pd)
74) Nicola Rossi (Pd)
75) Antonio Rusconi (Pd)
76) Gian Carlo Sangalli (Pd)
77) Francesco Sanna (Pd)
78) Giacomo Santini (Pdl)
79) Giuseppe Saro (Pdl)
80) Anna Maria Serafini (Pd)
81) Achille Serra (Terzo Polo)
82) Emilio Silvio Sircana (Pd)
83) Albertina Soliani (Pd)
84) Marco Stradiotto (Pd)
85) Antonino Strano (Pdl)
86) Salvatore Tomaselli (Pd)
87) Giorgio Tonini (Pd)
88) Achille Totaro (Pdl)
89) Tiziano Treu (Pd)
90) Simona Vicari (Pdl)
91) Luigi Vimercati (Pd)
92) Vincenzo Vita (Pd)
93) Walter Vitali (Pd)
94) Luigi Zanda (Pd)
Quotazione Facebook, una infame speculazione o vale oro?
La quotazione di Facebook si avvicina e in molti
si chiedono se si tratta di bolla. Beh, posso passarvi qualche dato sicuramente
interessante. Il primo sulla redditività per singolo lavoratore.
1,2 milioni di USD: questo è quanto rende ognuno dei
singoli dipendenti. Ed i dipendenti sono 3200.
Ma proviamo a paragonare Facebook con gli altri due big player dell’High tech, ovvero Google ed Apple.
Ecco i favolosi multipli di queste aziende…
Beh, non c’è che dire. Alle quotazioni attuali al grey market figura un P/E 2011 pari a 88.4. Non proprio bassino. Facendo due calcoli molto spartani, o Facebook riuscirà con operazioni particolari a monetizzare in modo efficace i suoi innumerevoli utenti, aumentandone la redditività per singolo utente dalle 5 alle 10 volte, altrimenti non ci sono dubbi. Al prezzo di 38$ (quotazioni al grey market) Facebook diventa tremendamente cara. E tra l’altro IPO Facebook che arriva in un momento particolare dove il Nasdaq è tornata a quotazioni che non si vedevano dal 2000! Non sarà mica che gli azionisti storici di Facebook vogliano fare cassa?
domenica, aprile 29
Saranno assunti 300000 infermieri
Gli infermieri sono molto richiesti ma anche sottopagati
Il mestiere del futuro? L'infermiere. Sembra essere questo il risultato di uno studio realizzato dal Censis, che ha appurato come la professione infermieristica attragga sempre più giovani promettendo disponibilità di posti di lavoro e una considerazione sociale in crescita nel prossimo futuro.Il futuro della sanità poggerà sugli infermieri
Stando alle rilevazioni condotte dal Censis e raccolte nel rapporto sulle professioni infermieristiche voluto dall’Ipasvi (l’associazione collegi infermieri, al giorno d'oggi il corso di laurea in scienze infermieristiche gode di una fortuna crescente, con nove italiani su dieci pronti a incoraggiare il proprio figlio a iscriversi a tale facoltà. A stuzzicare i desideri dei genitori, probabilmente, sono le prospettive professionali: le statistiche attestanco che, a un anno dal conseguimento del titolo, il 90% dei laureati in scienze infermieristiche trova lavoro.
Secondo il rapporto del Censis, inoltre, le opportunità occupazionali sono destinate a crescere nel prossimo futuro. Lo studio ipotizza che entro il 2020 l'Italia avrà bisogno di 266mila infermieri in più di quelli attivi attualmente.
Le previsioni della ricerca trovano conferma nell'opinione degli italiani. Il 68,5% degli abitanti del Belpaese ritiene infatti che ci siano troppo pochi infermieri, mentre due italiani su tre sono convinti che l'imposizione del numero chiuso alle facoltà di scienze infermieristiche sia un errore, perché la necessità di infermieri sarà via via crescente andando in contro al futuro.
Se le opportunità professionali non mancano, gli infermieri hanno qualcosa da recriminare dal punto di vista economico: solo l’8,6% degli italiani ritiene che la professione infermieristica sia ben retribuita, mentre il 38% del campione intervistato ha affermato che gli infermieri guadagnano poco. Per la maggioranza degli italiani (71%), tuttavia, il futuro vedrà gli infermieri ottenere maggior riconoscimento, tanto nel pubblico, quanto nel provato, tanto nel lavoro dipendente, quanto in quello autonomo.
tratto da borsaitaliana.it
Le pensioni piu' povere d'europa ? Le italiane
Le pensioni Italiane valgono in media 900 euro, sono le più povere d'Europa
I pensionati italiani sono i più poveri d'Europa. Lo rileva il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, commentando i dati Istat sui trattamenti pensionistici riservati agli anziani del nostro Paese. In media nel 2010 i pensionati hanno ricevuto 10.877 mila euro in un anno ? tra pensioni di vecchiaia, invalidità, assistenziali e indennità varie ? vale a dire poco più di 900 euro al mese.
In totale i pensionati sono 16,7 milioni e percepiscono, in media, 15.471 euro all'anno. Il 14,4% dei pensionati ? vale a dire circa 2,4 milioni - riceve meno di 500 euro mensili; il 31% (5,2 milioni di individui) un importo tra 500 e 1.000 euro, il 23,5% tra 1.000 e 1.500 euro e il restante 31,1% più di 1.500 euro.
Meno, cioè, di quanto avvenga negli altri Paesi dell'area Euro.
-A pesare ? spiega Carlo Rienzi, - è soprattutto la pressione fiscale, che nel nostro Paese resta elevatissima, mentre altri Paesi europei non prevedono alcuna tassazione sulle pensioni. A peggiorare la situazione le ultime misure introdotte in Italia, che hanno determinato un aumento dei prezzi e delle tariffe e una conseguente perdita del potere d'acquisto, già crollato negli ultimi anni. Basti pensare che dal 1993 ad oggi il potere d'acquisto di chi percepisce una pensione medio/bassa è calato di oltre il 50%".
"Ci chiediamo come faranno a sopravvivere quei 2,4 milioni di italiani che percepiscono una pensione da fame inferiore ai 500 euro, quando ad ottobre scatterà il nuovo rincaro dell'Iva e il conseguente aumento dei prezzi in tutti i settori" ? conclude Rienzi.
tratto da borsaitaliana.it
In rete la protesta contro la Barilla
Parte dalla rete la protesta contro l’Impresa di
prodotti alimentari più famosa d’Italia: la Barilla.
fonte nocensura.com
L’azienda,
non più italiana ma americana, usa grano con tassi di micotossine altissimo, e
quindi ammuffito, derivante da lunghi stoccaggi, al prezzo più basso
possibile.
Ma perché
accade ciò?
La storia
risale al 2006 quando l’Unione Europea decise di alzare i livelli di micotossine
presenti nel grano duro in modo che anche gli altri paesi, con climi più
sfavorevoli, potessero produrlo. Una decisione basata su fini puramente
commerciali. Oltre ad impoverire la qualità dei prodotti, infatti, la manovra
rappresentò un duro colpo per i contadini del Sud Italia. Quest’ultimi, il cui
grano non conteneva micotossine poiché lavorato naturalmente, furono
meccanicamente esclusi dal mercato europeo.
Il discorso
però era, ed è, diverso per i paesi d’oltreoceano. Per l’esportazione del
prodotto in Usa e in Canada i parametri cambiano. In questo caso il grano deve
avere un tasso di micotossine pari alla metà di quello accettato dalla UE per le
importazioni.
In questo
modo è successo che:
I prezzi
internazionali del grano duro di riflesso sono crollati, circostanza favorevole
per i commercianti italiani ed i monopolisti internazionali che hanno potuto
acquistare il grano al prezzo più basso possibile dai contadini meridionali,
messi alle strette dalle direttive europee. Questi stessi imprenditori hanno
esportato poi il grano italiano migliore all’estero, lucrando sul prezzo, per
poi portare da noi prodotti realizzati con il grano ammuffito, accumulatosi nei
depositi, e radioattivo.
Alla luce di
ciò il web, attraverso i social network, sta diffondendo il messaggio per
boicottare la Barilla, principale azienda responsabile di questo disastro
alimentare, incentivando gli utenti ad acquistare solo prodotti graminacei
coltivati nello stivale e di agricoltura biologica.
Operazione
non semplice visto che la Barilla è presente nel mondo con i marchi con il più
alto valore commerciale: Motta, Essere, Gran Pavesi, le Tre Marie, le Spighe,
Mulino Bianco, Pavesini, Voiello, Panem.
La protesta
sta raccogliendo consensi e già esistono liste di discussione dove è possibile
trovare un’ alternativa di prodotti, completamente realizzati in Italia e non
OGM, da poter sostituire al colosso americano.
fonte nocensura.com
sabato, aprile 28
La dea bendata del fisco
Tra imbarcazioni e auto di lusso, il reddito medio è 19.250 euro
Curiosità e contraddizione del Fisco italiano. Il rapporto sui redditi 2010 stilato dal Dipartimento delle Finanze sulla base delle dichiarazioni presentate nei 2011 suggerisce che in Italia i ricchi siano pochi, anzi pochissimi, allo stesso tempo, però, i dati sui beni di lusso rivelano che qualcuno in grado di fare la bella vita c'è anche nello Stivale.
L’Italia tra beni di lusso e imprenditori “poveri”
Ufficialmente – stando ai dati ministeriali – il reddito medio italiano è pari a 19.250 euro, una cifra frutto di una distribuzione della ricchezza fortemente sbilanciata verso il basso. Le dichiarazioni dei redditi dipingono un'Italia dove un cittadino sui due guadagna meno di 15mila euro lordi, uno su tre meno di 10mila, solo il 10 % supera la soglia dei 35mila euro annui e – addirittura – appena l'1% dei contribuenti dichiara entrate superiori ai 100mila euro annui.
Se i tempi di crisi potrebbero fare ritenere plausibili queste statistiche, a far saltare i calcoli sono i dati riguardanti i beni di lusso. Nei mari italiani, timonate da italianissimi marinai, circolano almeno 100mila imbarcazioni di lusso, così come sulle strade corrono 595mila super auto (con più di 248 cavalli nel motore), mentre ci sono addirittura 518 fortunatissimi che possiedono un elicottero privato. Numeri in aperto contrasto con quelli in possesso del Dipartimento delle Finanze, secondo cui sarebbero solo poco più di 30mila i contribuenti che dichiarano più di 300mila euro.
Evasione consistente
Incrociando i dati, è evidente che qualcosa non torni. L'evasione fiscale in Italia è tuttora un fenomeno molto diffuso e radicato sul territorio. Secondo l'associazione italiana private banking, per esempio, sarebbero 611mila gli italiani con a disposizione patrimoni mobiliari dal valore superiore ai 500mila euro, mentre il confronto tra redditi dichiarati e patrimoni posseduti mette in luce anche che oltre 42 mila su 100 mila imbarcazioni di oltre 10 metri risulta di proprietà di soggetti che presentano al Fisco dichiarazioni di circa 20 mila euro.
tratto da www.borsaitaliana.it
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